Cassazione: è in capo al giocatore l’onere di provare l’origine dei movimenti sul proprio conto corrente derivanti da attività di gioco

Con l’ordinanza n. 2153/2020, la Quinta Sezione della Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso avverso la sentenza emessa dalla Commissione Tributaria Regionale di Genova, con la quale i Giudici contabili avevano confermato la ricostruzione presentata dall’Agenzia delle Entrate e, di conseguenza, il provvedimento impositivo emesso da quest’ultima a carico del contribuente ricorrente, con ripresa a tassazione ed irrogazione di sanzioni.

In particolare, la questione posta all’attenzione della Suprema Corte vede quale protagonista un contribuente la cui situazione finanziaria, non risultando congruente con gli studi di settore per l’anno di imposta all’epoca dei fatti, era stata oggetto di indagini bancarie, all’esito delle quali erano emersi prelievi e versamenti ingiustificati. A sostegno di tali movimenti, il contribuente aveva argomentato che lo stesso svolgesse a titolo professionale il ruolo di giocatore di poker e che, pertanto, le vincite versate sul conto corrente ed i prelievi fossero originati proprio dalle partecipazione dello stesso a diversi tornei nei casinò italiani. La ricostruzione giustificativa non era tuttavia stata accolta dai Giudici contabili, i quali dubitavano in sostanza che gli accrediti fossero il frutto di una serie di vincite, ritenendo diversamente che le somme transitate sul conto corrente dell’uomo provenivano da altre attività, tra cui la gestione di una discoteca.

Tali premesse spiegano pertanto le ragioni per cui il contribuente ha adito la Suprema Corte, lamentando in particolare, tra i vari motivi di ricorso, la violazione della normativa sul riparto dell’onere della prova. Ad avviso del ricorrente, infatti, l’onere di provare la debenza dovrebbe essere posto in capo al Fisco, risultando impossibile ad un giocatore professionista la prova liberatoria sui versamenti e prelievi dal suo conto corrente.

Al riguardo, tuttavia, ad avviso della Corte di Cassazione non deve rilevarsi nel caso di specie una ipotesi di inversione dell’onere della prova, dovendo essere al contrario il giocatore a fornire una specifica ed analitica giustificazione dei singoli movimenti bancari, confermando pertanto l’esegesi normativa adottata dai giudici di merito e rigettando il motivo di ricorso.