La Russia sanziona Twitter e Facebook per la conservazione dei dati su server non locali

Twitter e Facebook sono state condannate a pagare una multa dell’ammontare di 4 milioni di rubli (l’equivalente di circa 59.000 euro) per aver rifiutato di localizzare i dati dei cittadini russi su server situati nello Stato. Tale procedimento ha preso il via lo scorso gennaio, quando l’autorità di vigilanza russa nel settore delle telecomunicazioni (“Roskomnadzor”) aveva avviato un procedimento amministrativo contro Facebook Inc. e Twitter Inc., contestando alle stesse di non aver fornito informazioni relative al rispetto dei requisiti per la localizzazione di database e server che contengono dati degli utenti russi, come previsto dall’art. 18 della legge russa sui dati personali.

L’obiettivo perseguito dall’Autorità è quello di impedire la delocalizzazione dei dati e, così facendo, imporre ai colossi della tecnologia, tra cui Facebook, Twitter e Google, di conservare i dati relativi ai cittadini russi su server localizzati in Russia, permettendo quindi al governo di monitorarli.

Secondo quanto riportato dai media, si tratta delle sanzioni più elevate comminate dal Cremlino a società informatiche occidentali in base alle leggi sull’uso di Internet dal 2012, anno nel quale la Russia ha approvato un corpus normativo che rafforzasse la presa del governo sull’attività online.

L’Autorità ha altresì chiarito che il protrarsi del rifiuto delle società a procedere con la localizzazione dei dati in Russia per l’anno in corso comporterebbe a carico delle stesse ulteriori sanzioni per un ammontare pari a 18 milioni di rubli (circa 242.000 euro) ciascuna.

Si tratta di una questione di particolare interesse, dato che il testa a testa Cremlino-social network potrebbe anche concludersi con il bando delle due società. Non sarebbe d’altronde la prima volta: è già successo a LinkedIn, nel 2016, in base alla legislazione sulla localizzazione dei dati e, più di recente, ad un service provider di posta elettronica criptata, in quanto, secondo l’autorità di vigilanza, tale strumento veniva impiegato nell’ambito del cyber crime, per attività di phishing.