È ora di riconoscere gli esports come veri e propri sport

Il settore ha bisogno di un riconoscimento ufficiale. Alcuni Paesi sono pronti, altri meno. Ecco perché non si può più rimandare.

L’epidemia da coronavirus è uno degli eventi più drammatici della nostra storia. Allo stesso tempo, ha rappresentato un’incredibile opportunità di crescita per il mercato dei videogiochi e, in particolare, per il settore degli esports. Tuttavia, solo il riconoscimento degli esports come sport potrà, a mio giudizio, eliminare le restrizioni normative che attualmente ne limitano la crescita globale e i possibili investimenti.

Secondo la società di ricerche specializzata nel settore dei videogiochi, Newzoo, il mercato globale dei videogiochi dovrebbe raggiungere i 159 miliardi di dollari nel 2020, ovvero quasi il triplo dei ricavi dell’industria musicale che hanno raggiunto i 57 miliardi di dollari nel 2019. E nell’ambito di questo mercato, stanno assumendo sempre più rilevanza gli esports, che sono tornei di videogiochi organizzati in modalità multiplayer.

L’emergenza Covid-19 nel breve periodo ha avuto un impatto negativo anche sul mercato degli esports in quanto ha portato alla cancellazione di diversi eventi live, e la pubblicità e la trasmissione di questi eventi sono le principali fonti di reddito per il settore. Ma, poiché i tornei di esports possono avvenire anche a distanza, hanno attirato l’attenzione degli organizzatori dei principali campionati sportivi di tutto il mondo. Questi campionati non avevano più gli sport tradizionali da mostrare a causa del lockdown e hanno cercato disperatamente di trovare nuovi modi per coinvolgere i tifosi. Infatti, la Formula 1 ha lanciato la sua nuova serie F1 Esports Virtual Grand Prix, che ha coinvolti diversi piloti di F1, e la Nascar ha fatto lo stesso con un evento di esports che ha avuto un picco di 1,3 milioni di spettatori.

Un’industria in crescita

L’attuale attenzione intorno agli esports può creare potenzialmente milioni di nuovi clienti per un settore che è già in rapida crescita. Per esempio, la finale del campionato del mondo di League of Legends nel 2018 ha avuto quasi 100 milioni di spettatori unici che si sono collegati online, il che è più di alcune delle finali più popolari degli sport tradizionali. E il trofeo dello stesso evento nel 2019 è stato disegnato da Louis Vuitton, che ha anche creato gli abiti dei personaggi dei videogiochi che hanno partecipato alla finale.

Gli esports sono utilizzati da marchi di qualsiasi settore per raggiungere i clienti di cui faticano ad attrarre l’attenzione con strategie di marketing tradizionale. E la popolarità raggiunta negli ultimi mesi ha portato le principali società sportive e gli investitori alla conclusione che gli esports possono diventare una parte rilevante del loro business, che è meno influenzato da fattori esterni fuori dal loro controllo. Ma gli investimenti nel settore richiedono un chiaro quadro normativo.

Lo studio legale Dla Piper di cui sono socio ha analizzato la normativa sugli esports di 38 giurisdizioni a livello mondiale, illustrando le principali problematiche legali del settore in ciascun paese e riassumendo le conclusioni nella pubblicazione denominata Esports Laws of the World. Da questa analisi è emerso che il quadro normativo di molti paesi non è stato in grado di tenere il passo con la crescita del mercato. Ci sono notevoli divergenze nelle norme applicabili agli esports nelle diverse giurisdizioni. Le regole relative al gioco d’azzardo, allo sport e ai concorsi ai premi potrebbero applicarsi ai tornei di esports, imporre restrizioni o concedere esenzioni, a seconda di come e dove vengono organizzati.

Esistono infatti diverse variabili. Per esempio, il torneo degli esports è online o fisico? La giurisdizione riconosce gli esports come sport ufficiale? È possibile assegnare qualsiasi tipologia di premio ai partecipanti? Quali sono i requisiti tecnici da rispettare? E qual è il rischio effettivo di sanzioni per le violazioni?

Le regole degli esport

Gli esports non sono formalmente riconosciuti come sport nella maggior parte delle giurisdizioni, compresi paesi come gli Stati Uniti, il Regno Unito o l’Italia, che non hanno una normativa dedicata agli esports. Questa circostanza comporta che, se il torneo di esports non è strutturato correttamente, rischia di violare la normativa in materia di gambling, esponendo gli organizzatori di eventi e le altri parti coinvolte a potenziali sanzioni anche penali.

Esistono alcune soluzioni volte a mitigare i rischi, ma queste soluzioni cambiano da un paese all’altro, mentre il business degli esports è globale. Sono ancora pochi i paesi come la Francia e la Corea del Sud, che prevedono una normativa dedicata che consente lo svolgimento di certe tipologie di tornei di esports.

Questa circostanza pone lo svolgimento di tornei di esports in una zona grigia dove, a seconda della posizione delle autorità locali, possono essere permessi o proibiti. E l’adozione di regole coerenti tra le diverse giurisdizioni nel breve periodo sarebbe piuttosto difficile da raggiungere, mentre il momento decisivo per la crescita degli esports è ora.

L’unica opzione praticabile che permetterebbe agli esports di essere soggetti a regole coerenti in tutto il mondo nel breve termine è il loro riconoscimento come sport. Data la maturità del settore, dei suoi giocatori che già guadagnano in alcuni casi più di Cristiano Ronaldo, dei campionati che sono strutturati e organizzano tornei globali e del numero di fan in tutto il mondo, l’industry degli esports e le autorità regolatorie del settore dovrebbero impegnarsi a fare tutto il possibile per consentire il riconoscimento degli esports come sport.

La questione Olimpiadi

Il Consiglio Olimpico dell’Asia ha già del resto annunciato che gli esport saranno aggiunti come sport da medaglia ai Giochi Asiatici del 2022. Ciò avvicinerà gli esports al loro riconoscimento come sport, il che è stato discusso dal Cio sempre più negli ultimi anni con i rappresentanti del settore.

Una delle problematiche relative al riconoscimento globale degli esports come sport sembra essere la mancanza di un organismo di regolamentazione globale e in effetti, i tornei di esports gravitano intorno a molti campionati diversi organizzati da diverse aziende. A questa limitazione si deve rinunciare, se l’industria degli esports vuole diventare globale e attirare ulteriori investimenti. E le possibili iniziative in questa direzione di paesi come l’Italia che sono stati colpiti severamente dall’emergenza Covid-19 potrebbero aiutare a consentire al nostro paese di raggiungere una leadership in questo mercato.

Solo il riconoscimento degli esports come sport permetterebbe l’immediata applicabilità di un insieme coerente di regole in tutto il mondo. Del resto, gli obblighi derivanti dal riconoscimento degli esports come sport non sarebbero eccessivamente onerosi per un’azienda che vuole attirare investimenti globali. E tale riconoscimento libererebbe finalmente il settore da ogni pregiudizio. I tempi di questo cambiamento sono ormai maturi, e questo significativo passo avanti potrebbe diventare uno dei pochissimi eventi positivi derivanti dall’epidemia da Covid-19.