La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa ha sollevato questioni complesse sul rispetto delle regole di concorrenza e sull’uso dei contenuti digitali. In questo contesto, la Commissione Europea ha aperto il 9 dicembre 2025 un’indagine antitrust su Alphabet/Google per verificare se l’azienda abbia violato l’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) utilizzando contenuti di editori web e video caricati su YouTube per addestrare servizi di AI come AI Overviews e AI Mode.
L’indagine trae origine anche dalle denunce presentate da editori indipendenti europei, sostenuti da associazioni impegnate nella tutela di un web aperto e competitivo. Nel giugno 2025, tali soggetti avevano infatti segnalato alle istituzioni europee che l’introduzione delle funzionalità AI Overviews comportava una significativa sottrazione di traffico verso i siti di informazione originari, con una riduzione fino al 50% delle visite agli articoli e, conseguentemente, dei ricavi pubblicitari. Le segnalazioni hanno posto l’accento sulla possibile sussistenza di abusi di posizione dominante e pratiche discriminatorie nell’accesso alle informazioni, evidenziando come la posizione di Google nel mercato della ricerca online—con una quota prossima al 90% in Europa—renda di fatto non praticabile per molti editori il rifiuto dell’utilizzo dei propri contenuti, senza incorrere in una perdita sostanziale di visibilità e rilevanza economica.
La Commissione Europea, sulla base delle segnalazioni e di ulteriori attività di indagine, ha evidenziato due modalità distinte con cui Google sfrutta contenuti di terzi per alimentare i propri servizi di intelligenza artificiale abusando della propria posizione dominante. Per quanto riguarda i contenuti di editori web, l’azienda li utilizza per generare AI Overviews e AI Mode, integrando sintesi e risposte conversazionali direttamente nelle pagine dei risultati di ricerca. AI Overviews produce, infatti, riassunti automatici posizionati sopra i risultati organici, mentre AI Mode funziona come un’interfaccia interattiva in stile chatbot, in grado di rispondere alle query degli utenti in modo conversazionale. La Commissione intende accertare se questi servizi impieghino contenuti editoriali senza compensazione adeguata e senza offrire agli editori la possibilità di rifiutarne l’uso senza perdere visibilità su Google Search, aspetto particolarmente rilevante considerando che molti editori dipendono dal traffico derivante dalla ricerca per sostenere il proprio modello di business. Separatamente, Google utilizza video e altri contenuti caricati su YouTube per addestrare i propri modelli di AI generativa. In questo caso, i creatori concedono automaticamente a Google il diritto di usare i loro contenuti per diversi scopi, incluso l’addestramento dei modelli, senza ricevere alcuna remunerazione specifica e senza poter rifiutare l’utilizzo senza limitazioni di accesso alla piattaforma. Contestualmente, sviluppatori concorrenti non hanno la possibilità di accedere agli stessi contenuti, creando un potenziale vantaggio competitivo ingiustificato.
Questa distinzione tra flussi testuali e audiovisivi è cruciale: i contenuti degli editori influenzano direttamente traffico e ricavi derivanti dalla ricerca, mentre i contenuti di YouTube impattano sulle dinamiche concorrenziali nell’ecosistema dei modelli generativi, con effetti sulle possibilità di sviluppo dei concorrenti nel settore dell’AI.
L’indagine si inserisce nel quadro normativo dell’articolo 102 TFUE, che vieta l’abuso di posizione dominante, e trova applicazione anche nel Regolamento 1/2003, che disciplina l’esercizio dei poteri della Commissione Europea in materia di concorrenza. L’apertura di procedimenti ai sensi dell’articolo 11(6) del regolamento 1/2003 solleva le autorità nazionali dall’applicazione parallela delle norme antitrust UE, mentre l’articolo 16(1) impone ai tribunali nazionali di evitare decisioni in conflitto con l’indagine in corso.
In tale contesto, Google ha reagito sottolineando i benefici dell’AI per cittadini e imprese e ha dichiarato la propria disponibilità a collaborare con le autorità europee, pur avvertendo che regolamenti troppo restrittivi potrebbero rallentare sviluppo e adozione dell’intelligenza artificiale. La Commissione, tuttavia, ha ribadito che l’innovazione tecnologica deve rispettare i principi di concorrenza leale e accesso equo ai dati, e che l’AI non può essere utilizzata come strumento per consolidare posizioni dominanti in modo ingiustificato.
L’istruttoria non ha scadenze prestabilite e prevede un’analisi approfondita di dati contrattuali, tecnici e di mercato. In caso di accertamento di violazioni dell’articolo 102 TFUE o dell’Articolo 54 dell’Accordo sullo Spazio Economico Europeo, Google rischia sanzioni fino al 10% del fatturato annuo globale, oltre a obblighi correttivi che possono includere modifiche ai termini di utilizzo dei contenuti o apertura di canali di accesso più equi per concorrenti AI.
Le implicazioni pratiche sono estese: l’esito del procedimento potrebbe ridefinire le modalità di monetizzazione e sfruttamento dei contenuti digitali nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, con impatti su editori, creatori di contenuti e sviluppatori di modelli basati su dati di terzi. Questa indagine rappresenta una frontiera giuridica nella regolamentazione dell’AI e dei mercati digitali, costituendo uno dei primi casi in cui le norme europee vengono applicate direttamente alle pratiche commerciali legate all’intelligenza artificiale: il suo esito influenzerà profondamente gli standard regolatori in tema di tutela della concorrenza nel contesto dell’AI.
Autore: Giovanni Chieco

