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La gara per le concessioni di gioco del 2026 in Italia potrebbe rappresentare la riforma normativa più significativa del settore del gioco terrestre italiano degli ultimi dieci anni.

Con investimenti previsti superiori a 1,5 miliardi di euro, la riforma non riguarda semplicemente il rinnovo delle concessioni di gioco, ma mira a ridefinire la struttura, l’economia e il quadro di conformità normativa dell’industria del gioco retail in Italia.

Per operatori, investitori e regolatori, la gara del 2026 rappresenta un punto di svolta. Introduce soglie finanziarie più elevate, una possibile consolidazione tra operatori e nuovi vincoli regolatori che potrebbero modificare in modo significativo il panorama competitivo del mercato italiano del gioco.

Il mercato del gioco italiano entra in una nuova fase

L’Italia ospita già uno dei più grandi mercati del gioco regolamentato in Europa, caratterizzato da una rete retail molto diffusa e da un settore online altamente sviluppato. Tuttavia, il quadro normativo che disciplina il gioco terrestre è diventato nel tempo sempre più frammentato, a causa della sovrapposizione tra norme nazionali e restrizioni locali.

La gara per le concessioni del 2026 mira a ristabilire una struttura più coerente del settore. Ridefinendo l’assegnazione delle concessioni per le scommesse e per le macchine da gioco, il governo intende – attraverso l’operato dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) – modernizzare il sistema, garantendo al contempo:

  • la continuità delle entrate fiscali per il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF);
  • un controllo regolatorio più efficace.

La riforma si inserisce inoltre nel più ampio processo di riorganizzazione del settore del gioco pubblico in Italia, che mira a bilanciare tre obiettivi principali:

  • garantire la stabilità del gettito fiscale per lo Stato;
  • rafforzare le misure di tutela contro il gioco problematico;
  • mantenere un mercato controllato e trasparente.

In questo contesto, la gara per le concessioni del 2026 diventa una pietra angolare della strategia del governo italiano per l’industria del gioco.

La dimensione economica della gara per le concessioni del 2026

La dimensione finanziaria della gara dimostra la portata della riforma.

Due segmenti principali saranno coinvolti:

  • le scommesse retail;
  • le macchine da gioco.

Concessioni per le agenzie di scommesse

La gara dovrebbe includere concessioni per circa 10.000 punti di raccolta scommesse in tutta Italia.

Queste concessioni saranno suddivise in 200 lotti, ciascuno comprendente circa 50 punti di raccolta scommesse.

Il valore base stimato per il segmento delle scommesse è di circa 280 milioni di euro, anche se il prezzo finale dell’asta potrebbe aumentare a seconda della domanda di mercato.

Concessioni per le macchine da gioco

Il secondo grande componente riguarda le concessioni per le macchine da gioco, in particolare:

  • AWP (Amusement With Prizes) con vincite massime di 100 €;
  • VLT (Video Lottery Terminals) con vincite massime fino a 500.000 €

La gara dovrebbe assegnare concessioni che coprono:

  • 000 AWP; e
  • 000 VLT.

Queste saranno organizzate in 50 lotti, ciascuno comprendente circa:

  • 000 AWP; e
  • 920 VLT.

Il valore previsto di questa parte della gara potrebbe raggiungere 1,25 miliardi di euro, rendendola la componente finanziaria più rilevante della riforma.

Perché la gara del 2026 potrebbe innescare una consolidazione del mercato

Oltre alla dimensione economica, la gara del 2026 potrebbe accelerare un processo già visibile in diversi mercati europei del gioco: la consolidazione tra operatori.

Costi di concessione più elevati e maggiori obblighi di conformità normativa significheranno che solo gli operatori con capitale sufficiente e una scala operativa adeguata potranno competere efficacemente.

In termini pratici, il nuovo quadro normativo potrebbe favorire:

  • grandi gruppi internazionali del gioco;
  • operatori con piattaforme integrate online e retail;
  • aziende capaci di gestire sistemi complessi di compliance regolatoria.

Di conseguenza, il numero di operatori indipendenti titolari di concessione nel mercato italiano potrebbe ridursi progressivamente.

Questo cambiamento non è necessariamente negativo dal punto di vista regolatorio. Un mercato più concentrato può facilitare la vigilanza regolatoria e migliorare l’efficacia delle misure di gioco responsabile. Tuttavia, solleva anche interrogativi in termini di concorrenza e diversità del mercato.

Le restrizioni territoriali restano una delle principali sfide

Sebbene la gara del 2026 punti a riorganizzare il quadro nazionale, gli operatori dovranno comunque confrontarsi con le restrizioni territoriali imposte da regioni e comuni.

Negli ultimi dieci anni, diversi governi locali hanno introdotto i cosiddetti “distanziometri”, che vietano l’apertura o il mantenimento di sale da gioco entro una certa distanza da luoghi considerati sensibili, come:

  • scuole;
  • chiese;
  • centri giovanili.

Le conseguenze pratiche sono rilevanti.

Secondo stime del settore, tra il 15% e il 40% delle attuali sedi di gioco retail potrebbero essere costrette a trasferirsi o chiudere a causa di queste norme.

Si crea quindi una tensione strutturale nel sistema regolatorio italiano del gioco: mentre lo Stato rilascia concessioni nazionali attraverso la gara del 2026, le normative locali limitano gli spazi fisici in cui le attività di gioco possono operare legalmente.

Per gli operatori che valutano la partecipazione alla gara, questa incertezza normativa rappresenta una delle variabili più complesse nella decisione di investimento.

Il possibile ruolo strategico del retail dopo i limiti ai PVR

Un altro fattore che potrebbe ridefinire il mercato dopo la gara del 2026 riguarda le nuove restrizioni sui punti vendita che commercializzano voucher per conti di gioco online (i cosiddetti PVR).

Con il Decreto Legislativo n. 41/2024, i voucher in contanti per ricaricare i conti di gioco online tramite PVR sono limitati a 100 euro a settimana.

L’obiettivo principale della misura è ridurre i rischi legati al riciclaggio di denaro e al gioco eccessivo.

Tuttavia, la norma potrebbe produrre un effetto di mercato inatteso.

Limitando alcuni meccanismi di pagamento online, la regolazione potrebbe aumentare l’importanza delle reti retail fisiche, che restano un’interfaccia essenziale tra giocatori e operatori.

Se questa dinamica si concretizzerà, la gara per le concessioni del 2026 potrebbe rafforzare l’importanza strategica del gioco retail invece di accelerarne il declino.

Salvaguardie contro una concentrazione eccessiva del mercato

Considerata la probabile consolidazione del settore, il legislatore sta valutando misure di tutela della concorrenza all’interno della gara per le concessioni del 2026.

Tra le misure discusse vi sono limiti alla quota di concessioni che un singolo operatore o gruppo societario può detenere.

Le proposte preliminari suggeriscono:

  • un limite del 25% per singola società;
  • un limite del 35% per i gruppi societari.

Questi limiti mirano a evitare una concentrazione eccessiva, consentendo comunque al settore di evolvere verso strutture economicamente più sostenibili.

Il futuro del gioco terrestre in Italia

La gara per le concessioni del 2026 indica chiaramente che il governo italiano non intende abbandonare il modello del gioco retail.

Piuttosto, l’obiettivo sembra essere una rete più piccola, più strutturata e tecnologicamente più avanzata.

La riforma potrebbe portare a:

  • meno operatori ma più solidi;
  • standard più elevati di compliance e monitoraggio;
  • maggiore integrazione tra canali retail e online.

Per l’industria del gioco, il messaggio è chiaro:

il settore retail non sta scomparendo, ma sta evolvendo.

Gli operatori che sapranno adattarsi con successo a questo nuovo contesto normativo ed economico probabilmente definiranno la prossima fase del mercato del gioco in Italia.

Su un tema simile, puoi leggere anche l’articolo: “La nuova licenza italiana per il gioco online entra in vigore: cosa cambia per operatori, nuovi entranti e fornitori?

Puoi inoltre consultare i diversi regimi giuridici del gioco in quasi 50 giurisdizioni nella guida “DLA Piper Gambling Laws of the World”.

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