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L’Autorità garante per la protezione dei dati personali norvegese (Datatilsynet) ha richiesto all’European Data Protection Board (EDPB) di intervenire nuovamente, e in maniera definitiva, sul divieto di proporre pubblicità comportamentale su Facebook e Instagram imposto a Meta lo scorso luglio 2023 dalla stessa autorità norvegese rendendolo permanente ed estendendolo a tutta l’Unione Europea.

Ma facciamo un passo indietro: il tutto prende origine dal provvedimento adottato lo scorso dicembre dal Data Protection Commission (DPC) con cui l’Autorità garante irlandese ha sanzionato Meta per 390 milioni di euro a causa della base giuridica scelta dal colosso di Menlo Park per i propri annunci personalizzati. L’Autorità garante irlandese prima, e la Corte di Giustizia dell’Unione Europea poi, hanno infatti stabilito che il legittimo interesse di Meta ad utilizzare la pubblicità comportamentale per finanziare i propri social network non è sufficiente a giustificare il trattamento dei dati degli utenti senza il consenso degli stessi.

Sulla scorta delle vicende sopra richiamate, il 14 luglio scorso, l’Autorità garante norvegese ha quindi vietato a Meta di utilizzare la pubblicità comportamentale sugli utenti norvegesi, per tre mesi e, in ogni caso, fintantoché non abbia raccolto il consenso dagli utenti. Il divieto, ormai in vigore dal 4 agosto e in scadenza il prossimo 4 novembre, sembra, però, non aver sortito l’effetto sperato in quanto Meta – sebbene abbia annunciato, attraverso un blog post, di voler adottare il consenso come nuova base giuridica della pubblicità targetizzata – non ha ancora modificato le proprie piattaforme.

Proprio per questa ragione, ossia per l’inattività di Meta anche di fronte alle sempre più numerose azioni inibitorie promosse dalle Autorità garanti europee, Datatilsynet ha deciso di coinvolgere l’EDPB per ottenere una decisione risolutiva: vietare definitivamente la pubblicità comportale basata sul legittimo interesse su Facebook e Instagram in tutta Europa.

L’Autorità garante norvegese, tuttavia, precisa che non è la pubblicità personalizzata su Facebook o Instagram per sé ad essere illegittima. Ciò che Datatilsynet contesta è il monitoraggio continuo dell’attività degli utenti di Facebook e Instagram, inclusi i contenuti per cui gli utenti mostrano interesse e pubblicano, per mostrare annunci personalizzati senza averne ottenuto il previo consenso.

Meta, dal canto suo, ha espresso il suo dissenso rispetto all’iniziativa dell’Autorità garante norvegese, ribadendo che molto presto chiederà il consenso agli utenti prima di utilizzare i loro dati personali per la pubblicità comportamentale. Inoltre, Meta sostiene che la richiesta di Datatilsynet all’EDPB non rientri tra le competenze delle autorità locali, lamentando altresì una mancanza di potere dell’autorità garante norvegese stessa nei suoi confronti in quanto l’autorità capofila di Meta è la DPC irlandese.

Quel che è certo è che l’Autorità garante norvegese, tramite Tobias Judin, ha dichiarato che è molto incerto se e quando Meta implementerà una soluzione valida per raccogliere il consenso, precisando che in Datatilsynet non possono più “tollerare attività illegali nel frattempo“.

Non ci resta ora che attendere la reazione dell’EDPB a questa richiesta del garante norvegese e vedere se, nel frattempo, Meta effettivamente manterrà le promesse e inizierà a richiederci, sulle proprie piattaforme, il consenso per mostrarci la sua pubblicità comportale.

Questa vicenda potrebbe avere un impatto significativo in tutta Europa. Sullo stesso argomento si rinvia anche al seguente articolo “Pubblicità targetizzata: Meta annuncia la modifica della base giuridica nel consenso” di questa rivista.

Autrici: Deborah Paracchini e Chiara Fiore

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