Il Parlamento europeo vota contro il “veggie burger ban” nell’etichettatura di prodotti a base vegetale

Il Parlamento Europeo ha deliberato sul veggie burger ban, i.e. l’etichettatura di prodotti a base vegetale e di quelli sostitutivi della carne e dei prodotti lattiero-caseari. In merito ai primi, ha rigettato l’emendamento proposto, che permette di mantenere le denominazioni attuali, mentre ha approvato un testo più restrittivo riguardo ai secondi.

Il Parlamento Europeo ha deliberato in merito all’etichettatura di prodotti a base vegetale e di quelli sostitutivi della carne e dei prodotti lattiero-caseari.

Nella seduta del 23 ottobre 2020, il Parlamento Europeo ha votato in relazione alle modifiche del Regolamento UE n. 1308/2013 in relazione all’etichettatura di determinati prodotti a base vegetale, sempre più presenti nei supermercati. Due emendamenti prevedevano il divieto dell’impiego di denominazioni relative a carne e latticini per prodotti a base vegetale, i quali però tendono a riproporne gusto, consistenza e apporto nutrizionale, ad esempio vietando l’utilizzo di termini come “burger”, “salsiccia” o “affettato” vegetale, proponendo termini come “disco” o “tubi” vegetali. Tali emendamenti, noti anche come veggie burger ban, erano stati presentati da una delle maggiori associazioni di allevatori.

La proposta di questo divieto si inserisce nel solco di un orientamento già presente in ambito europeo. Infatti, nel 2017 con la sentenza Tofu Town (Causa C-422/16, 14 luglio 2017), la Corte di Giustizia dell’Unione europea aveva stabilito che l’art. 78, para. 2 del Regolamento sopra citato impedisse che le denominazioni utilizzate per prodotti lattiero-caseari (ad es. latte, burro, formaggio, yogurt, panna) potessero essere applicate nell’ambito della commercializzazione e pubblicità di prodotti a base vegetale, anche nel caso in cui “tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione” in quanto tali denominazioni avrebbero l’effetto di ingannare e confondere il consumatore in merito alla provenienza e composizione di tali prodotti e ciò rientrerebbe nell’ambito della concorrenza sleale.

Dopo vari giorni di dibattito il Parlamento Europeo ha deciso – con 379 voti contrari, 284 a favore e 27 astenuti – di rigettare l’emendamento 165, per cui non ci saranno restrizioni per le denominazioni dei prodotti vegetali che richiamano prodotti a base di carne. Il Parlamento ha infatti ritenuto che tali denominazioni siano entrate nell’uso comune e che non siano idonei a creare confusione nei consumatori. Dall’altro lato, invece, è stato approvato l’emendamento 171, che segue la scia della decisione della Corte di Giustizia, vietando qualsiasi riferimento all’industria lattiero-casearia per i sostituti vegetali, inasprendo di fatto il divieto già presente.

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