La WIPO pubblica il suo report annuale sugli IP right nel mondo

Il report annuale WIPO riporta i numeri della proprietà intellettuale nel mondo nel 2020, evidenziando una crescita generale.

Il 2021 sta giungendo al termine ed, anche per la World Intellectual Property Organisation, è tempo di bilanci.

L’organizzazione ha raccolto e provveduto ad analizzare i dati del settore IP al fine di fornire rilevanti informazioni ai responsabili politici, ai leader aziendali e agli operatori economici e giuridici del settore ed, in relazione a detti dati, è stato recentemente pubblicato il report “World Intellectual Property Indicators Report (WIPI)”.

Questo report ha ad oggetto l’analisi dei numeri relativi alla proprietà intellettuale nel mondo per l’anno 2020 ed i risultati riportati sono, per molti versi, davvero sorprendenti.

Nonostante la recessione economica globale connessa alla situazione pandemica, il rapporto sugli indicatori della proprietà intellettuale mondiale conferma come il settore degli IP rights abbia una invidiabile resilienza, sia in grado di mantenere la propria rilevanza economica ed addirittura di prosperare anche in condizioni profondamente avverse.

I numeri infatti sono decisamente positivi: in relazione all’attività di deposito marchi si è registrata una crescita straordinaria, del +13,7% rispetto al 2019, ed in crescita è stato anche il settore del deposito dei brevetti (+1,6 %) e del deposito design (+2%).

Con riferimento al deposito dei brevetti, è importante notare come l’epicentro brevettuale del pianeta si collochi stabilmente in Asia (due terzi delle domande presentate in tutto il mondo sono state indirizzate verso uffici situati in Asia) ed in particolare in Cina: nel 2020 l’IP Office cinese ha ricevuto ben 1,5 milioni di domande di brevetto, cifra 2,5 volte superiore rispetto al US Patent Office (secondo in questa speciale graduatoria).

Come premesso, nel 2020 l’attività di deposito marchi è stata particolarmente intensa: i rilevamenti WIPO hanno registrato una crescita del numero di domande di marchio per l’undicesimo anno consecutivo. Anche con riferimento al deposito marchi, gran parte dell’attività si è svolta dinanzi agli uffici asiatici (ben il 71,8% dell’attività a livello globale), mentre non altrettanto positivi sono, in una prospettiva storica, i dati dell’Europa.

La quota di attività dinanzi agli Uffici situati nel vecchio continente è progressivamente scesa, negli ultimi anni, dal 34,1 % del 2010 al 14,7 % del 2020.

Passando ai dati sui designs, le domande di design industriale hanno registrato un aumento del 2% su base annua, con l’IP Office cinese che, da solo, ha ricevuto il 55% del totale mondiale delle domande. Anche in questo settore, su base decennale, si registra un risultato deludente per gli uffici europei: se nel 2010 il 31,5% delle domande globali venivano presentate dinanzi agli Uffici degli stati europei, nel 2020 tale quota è scesa al 22,1%.

Se è vero quindi che diversi settori economici hanno sofferto pesanti perdite a causa della pandemia, non appare possibile estendere le stesse valutazioni per il settore della proprietà intellettuale, che a livello globale si dimostra sano e proiettato verso il futuro.

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