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In data 14 dicembre 2023 AGCom ha pubblicato la delibera n. 309/23/CONS, adottata il 5 dicembre scorso all’esito del procedimento istruttorio concernente la definizione del servizio di accesso adeguato a internet a banda larga necessario per la “partecipazione sociale ed economica alla società”.

Il procedimento è stato avviato con delibera n. 162/22/CONS del 19 maggio 2022, alla quale ha fatto seguito una consultazione pubblica sullo schema di provvedimento concernente la definizione del servizio di accesso adeguato a Internet a banda larga, avviata a dicembre dello stesso anno ai sensi dell’art. 94 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (delibera 321/22/CONS).

L’art. 94 del Codice ha incluso un “adeguato servizio di accesso a internet a banda larga” tra le prestazioni comprese nella fornitura del servizio universale, stabilendo che su tutto il territorio nazionale i consumatori hanno diritto ad accedere a un prezzo accessibile a detto servizio, e ha affidato all’AGCom il compito di definire “il servizio di accesso adeguato a internet a banda larga” al fine di “garantire la larghezza di banda necessaria per la partecipazione sociale ed economica della società”.

Nello specifico, l’art. 94 prevede che il servizio di accesso a internet a banda larga incluso tra le prestazioni del servizio universale deve presentare caratteristiche tecniche tali da essere in grado di fornire la larghezza di banda necessaria per supportare almeno un “insieme minimo di servizi” nel quale sono compresi i seguenti: e-mail, motori di ricerca che consentano la ricerca e il reperimento di ogni tipo di informazioni, strumenti basilari online di istruzione e formazione, stampa o notizie online, ordini o acquisti online di beni o servizi, ricerca di lavoro e strumenti per la ricerca di lavoro, reti professionali, servizi bancari online, utilizzo dei servizi dell’amministrazione digitale, social media e messaggistica istantanea, chiamate e videochiamate.

Il criterio proposto dall’AGCom nello schema di provvedimento sottoposto a consultazione pubblica per determinare l’adeguatezza del servizio di accesso a internet a banda larga, ai sensi dell’art. 94 del Codice, era quello della “velocità minima garantita”.

Con la delibera in commento, l’AGCom ha tra l’altro ritenuto di definire il servizio di accesso adeguato a internet a banda larga sulla base di un criterio diverso da quello della velocità minima di connessione garantita dagli operatori che aveva inizialmente proposto nel provvedimento sottoposto a consultazione.

All’esito del procedimento istruttorio e della consultazione pubblica, l’AGCom ha riconosciuto che potessero derivare alcune potenziali criticità dall’applicazione del criterio della velocità minima, come anche evidenziato da taluni partecipanti alla consultazione, e ha quindi ritenuto opportuno definire il servizio di accesso adeguato a internet in termini di “velocità nominale”, vale a dire in termini di valori di velocità della connessione previsti dagli operatori nelle comunicazioni commerciali.

In applicazione del nuovo criterio sopra descritto, l’AGCom ha ritenuto che per consentire un adeguato servizio di accesso a internet a banda larga la velocità nominale in download debba essere pari a 20 Mbps. Nello schema di provvedimento precedentemente sottoposto a consultazione pubblica, l’AGCom aveva fissato come parametro per valutare l’adeguatezza del servizio di accesso una velocità minima pari a 4 Mbps.

Come osservato dall’Autorità, “una velocità nominale in download di 20 Mbps, definita quale servizio di accesso adeguato a internet a banda larga, non è eccessiva o sovrabbondante alla luce del contesto nazionale”. A sostegno di ciò, l’AGCom osserva tra l’altro che, già nel 2022, più dell’80% delle famiglie italiane disponeva di una connessione con velocità nominale pari ad almeno 30 Mbps. Inoltre, ad avviso dell’Autorità, “una velocità di connessione in download di 20 Mbps non sia in contrasto con le politiche pubbliche volte a stimolare l’infrastrutturazione in reti ad altissima capacità”, considerato che i piani di investimento pubblici e privati mirano a fornire a tutti i civici italiani una connessione a 1 Gbps entro il 2026, quindi un’ampiezza di banda di gran lunga superiore ai 20 Mbps.

Su un simile argomento può essere interessante l’articolo “Consultazione AGCom servizio universale di accesso a internet (dirittoaldigitale.com)”.

Autori: Massimo D’Andrea, Flaminia Perna e Matilde Losa

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