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La World Intellectual Property Organization (WIPO) e la Luiss Business School hanno pubblicato la terza edizione del report annuale sugli investimenti intangibili, intitolato “World Intangible Investment Highlights 2026 – Better data for better business and policy”, realizzato sulla base del Global INTAN-Invest Database (World Intangible Investment Highlights 2026 – Better data for better business and policy).

Il report offre statistiche annuali e trimestrali sugli investimenti in asset intangibili – tra cui know-how, ricerca e sviluppo, software, dati, marchi, design e altri diritti di proprietà intellettuale – relative a 29 economie.

Il documento è strutturato attorno a otto tendenze principali, che permettono di comprendere sia l’evoluzione storica degli investimenti intangibili, sia le dinamiche più recenti legate a fattori congiunturali e tecnologici, incluso l’impatto dell’intelligenza artificiale.

Secondo i dati analizzati, gli investimenti intangibili hanno raggiunto nel 2025 un valore record di oltre 10.000 miliardi di dollari, crescendo dal 2008 a un ritmo di 3,5% annuo, circa 3,6 volte più rapido rispetto agli investimenti in beni materiali. Tra il 2015 e il 2025, il divario si è ulteriormente ampliato, con una crescita del 4,4% annuo contro l’1,8% dei beni tangibili.

Gli Stati Uniti guidano la classifica in termini assoluti, con quasi 5.000 miliardi di dollari investiti nel 2025, seguiti da Giappone e Germania; la Svezia resta invece l’economia più intensiva in intangibili in rapporto al PIL, davanti a Stati Uniti e Francia. Tra le economie in più rapida crescita si segnalano India, Giappone e Filippine.

Tra i vari asset strategici, i marchi rivestono un ruolo di primaria importanza: gli investimenti in branding hanno raggiunto i 1.400 miliardi di dollari nel 2025, con gli Stati Uniti in testa per valore assoluto e il Lussemburgo per intensità di crescita.

Il report approfondisce inoltre il rapporto tra intelligenza artificiale e investimenti intangibili, distinguendo una prima fase, concentrata sull’infrastruttura fisica (data center, semiconduttori), da una seconda fase, più lenta, in cui le imprese riorganizzano dati, competenze e processi attorno all’IA, con effetti su tutte le categorie di asset intangibili, dal capitale organizzativo alla R&S.

Un dato di particolare rilievo per gli operatori del settore IP è che circa il 62% degli investimenti intangibili non risulta ancora rilevato dalle statistiche ufficiali, poiché asset come capitale organizzativo, design e marchi non sono trattati come investimenti nei conti nazionali. Il report conferma quindi come la misurazione accurata degli intangibili resti una sfida aperta, cruciale tanto per le scelte di business quanto per l’elaborazione delle politiche pubbliche in materia di innovazione e proprietà intellettuale.

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