Commissione europea: sanzione di € 6.7 milioni per pratiche di geoblocking discriminatorie

La Commissione europea ha sanzionato un gruppo alberghiero spagnolo Melià per aver posto in essere pratiche di geoblocking considerate discriminatorie nell’ambito della commercializzazione delle proprie sistemazioni alberghiere.

Con il termine geoblocking si intendono quelle pratiche commerciali per le quali i fornitori di servizi o i venditori di prodotti discriminano i clienti online in base alla loro nazionalità, luogo di residenza o di stabilimento tramite l’adozione di misure volte ad impedire a quest’ultimi di acquistare prodotti o servizi nel caso in cui si trovassero in uno Stato membro diverso da quello del fornitore. Queste limitazioni vengono messe in atto attraverso pratiche diverse, tra le quali il re-indirizzamento automatico ad un altro sito web dello stesso o di un altro fornitore oppure il rifiuto di consegna o di pagamento in base alla posizione o al luogo di residenza dell’utente. La pericolosità di queste pratiche è data dal fatto i consumatori vengono così privati di uno dei vantaggi principali del mercato unico, ossia la possibilità di avere una maggiore scelta e di poter concludere gli acquisti ai prezzi economicamente più vantaggiosi.

Nel 2017 la Commissione europea aveva avviato un’indagine sugli accordi di sistemazione alberghiera conclusi dalla Melià e da alcuni tour operator per verificare se questi contenessero clausole di discriminazione dei clienti in base alla nazionalità o al paese di residenza, in violazione dell’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (“TFUE”). Al termine dell’indagine, la Commissione riscontrava che la Melià aveva limitato la capacità dei tour operator di commercializzare liberamente le sistemazioni alberghiere in Europa limitando la possibilità di quest’ultimi di rispondere alle richieste dei consumatori residenti al di fuori di alcuni paesi prestabiliti. Conseguentemente, queste clausole contrattuali impedivano ai consumatori di prenotare le sistemazioni alberghiere alle migliori condizioni offerte nei diversi Stati membri, essendo i contratti alberghieri validi solo per le prenotazioni dei consumatori residenti in determinati paesi.

La Commissione ha dunque inflitto al gruppo alberghiero una sanzione pari a € 6.7 milioni. La questione si sposta ora a livello nazionale, dove i consumatori pregiudicati avranno il diritto di chiamare in causa la Melià per il risarcimento dei danni subiti facendo riferimento alla decisione della Commissione che ha validità di prova vincolante del fatto ai sensi di quanto stabilito dal Regolamento UE 1/2003 e dalla Direttiva 104/2014.