Le loot boxes non sono un gioco d’azzardo per le autorità regolatorie, ma l’House of Lords inglese dissente

La posizione delle autorità di regolamentazione del gioco d’azzardo sulle loot boxes è ora messa in discussione da un report della House of Lords inglese.

La sottile linea di dimarcazione tra le loot boxes offerte all’interno dei video giochi e i giochi d’azzardo sono state sotto il radar delle autorità di regolamentazione negli ultimi anni.

Nel settembre 2019, il Gaming Regulators European Forum (GREF), un’associazione di 19 regolatori del gioco d’azzardo, ha pubblicato una “Declaration of gambling regulators on their concerns related to the blurring of lines between gambling and gaming“, nella quale si sono impegnati a lavorare congiuntamente per analizzare le caratteristiche dei videogiochi per valutare se possono essere qualificati come gioco d’azzardo.

A seguito di tale dichiarazione, il GREF ha pubblicato un rapporto in cui ha affermato che “se queste attività, in ultima analisi, comportano l’applicazione della normativa sul gioco d’azzardo, dipenderà da ciascuna definizione nazionale di gioco d’azzardo.

Finora, solo i Paesi Bassi e il Belgio hanno ritenuto che le loot boxes sono un gioco d’azzardo, dichiarandole di fatto illegali nei loro paesi. Ma lo scenario internazionale potrebbe cambiare dopo che nel luglio 2020, la House of Lords inglese ha pubblicato un report sui danni derivanti dal gioco d’azzardo che contiene la raccomandazione di “agire immediatamente per far rientrare le loot boxes nell’ambito di applicazione della normativa sul gioco d’azzardo“.

Il punto principale sollevato dal report è che “se un prodotto ha l’aspetto del gioco d’azzardo e sembra essere un gioco d’azzardo, dovrebbe essere regolamentato come gioco d’azzardo” e quindi raccomanda di qualificarlo come gioco d’azzardo.

Il ragionamento che ha portato a una conclusione così radicale non è chiaro ed è incoerente con il punto di vista della UK Gambling Commission, che ha ripetutamente sostenuto di non credere che il Gambling Act del Regno Unito si applichi alle loot boxes. Non è chiaro, tuttavia, se la UK Gambling Commission sarà ora costretta a rivedere la propria posizione iniziale.

Un altro aspetto su cui sono state messe in discussione le loot boxes è la mancanza di trasparenza. Il Gaming Regulators European Forum ha sottolineato nella dichiarazione sopra menzionata la necessità di un livello di trasparenza più elevato rispetto alle probabilità di ottenere i prodotti “rari” all’interno delle loot boxes. A loro giudizio, i giocatori a volte non sono adeguatamente informati della percentuale di vincite e della necessità di effettuare pagamenti per progredire all’interno del gioco.

Questo aspetto è stato contestato in passato ai produttori di videogiochi e di console in Italia dove la normativa sulle pratiche commerciali scorrette può portare a sanzioni fino a € 5 milioni per ogni violazione. Tuttavia, il settore dei videogiochi sta compiendo un notevole sforzo per fornire il massimo livello di trasparenza nei confronti dei giocatori, anche adottando nuovi descriptor che forniscono informazioni sempre più dettagliate sui giochi.