E-textile & Smart Clothing nella moda e le sue nuove problematiche legali

Il mondo della moda sta scoprendo l’integrazione di tecnologie negli abiti con l’e-textile e lo smart clothing che fanno sorgere nuove problematiche legali per questo mercato.

Come abbiamo già avuto modo di scoprire durante la pandemia, la tecnologia ha rappresentato per i brand della moda una via d’uscita efficace per pubblicizzare e vendere prodotti in un periodo storico che ha limitato la possibilità di shopping nei negozi fisici. L’avvento della tecnologia e dell’innovazione all’interno dell’industria della moda è, infatti, oggi più evidente che mai. Dalle nuove modalità e tecniche di vendita, anche online, alla tecnologia indossabile come gli smartwatch e gli smartglass, la tecnologia e l’innovazione ispirano e influenzano continuamente le tendenze e le mode.

Una nuova tendenza è quella di combinare tecnologia e moda per valorizzare abiti e capi con funzionalità innovative che – grazie alla tecnologia – permettono di superare l’uso tradizionale e rendere i capi intelligenti. L’uso di tessuti avanzati con circuiti intrecciati, o l’implementazione di sensori e hardware aggiuntivi, così come la possibilità di connettersi a un dispositivo tramite bluetooth o wi-fi sono solo alcuni esempi di come i vestiti possono diventare smart.

In particolare, in alcuni casi i tessuti e le fibre tradizionali sono combinati con l’elettronica per raccogliere e trasferire – attraverso l’uso di sensori elettronici – dati e informazioni su calore, luce, movimento e altre condizioni dell’ambiente in cui i vestiti sono indossati. È il caso dei tessuti integrati elettronicamente – o e-textile – che incorporano componenti elettronici tessendoli insieme al filato dei tessuti o incollando o cucendo il circuito stampato su un materiale non tessile alla superficie di un tessuto tradizionale.

Per potenziare i vestiti con la tecnologia, aggiungendo funzionalità che consentono agli abiti di andare oltre al loro uso tradizionale, stilisti e ingegneri devono combinare le loro capacità con l’obiettivo di migliorare la vita delle persone. Infatti, indossando vestiti intelligenti, le persone possono accedere al proprio smartphone e alle relative applicazioni, possono navigare, rimanere aggiornati sul tempo e sul traffico, ascoltare la musica, nonché raccogliere i dati sulla propria attività sportiva, seguire il proprio battito cardiaco, o ancora monitorare le proprie emozioni e persino pagare la spesa con i gesti, tenendo solo in tasca il proprio smartphone.

Se Pizza Hut ha già sperimentato scarpe intelligenti in edizione limitata che permettono di ordinare la pizza, brand come Nike – con le sue Nike Adapt Shoes – e Sensoria hanno creato abbigliamento e accessori sportivi che sono in grado di rilevare informazioni sulla postura, le condizioni di salute e le prestazioni durante un allenamento e inviare i dati sull’analisi delle prestazioni ottenute ad una apposita applicazione. L’Athlete Recovery Sleepwear di Under Armour, invece, assorbe il calore di chi lo indossa, rilasciando luce ad infrarossi, per aumentare la qualità del sonno e migliorare il recupero muscolare.

Ancora, le PoloTech t-shirt di Ralph Lauren permettono a chi le indossa di collegarsi ad un’applicazione per smartphone in grado di registrare l’attività motoria, così da suggerire nuovi allenamenti, mentre i Tommy Jeans Xplore di Tommy Hilfiger si collegano all’app iOS del brand grazie a smart tag bluetooth integrati, al fine di tracciare l’utilizzo del prodotto e premiare gli utenti che li indossano con esperienze uniche.

Anche Samsung ha deciso di immergersi nel mondo dell’e-textiles: infatti, ha già realizzato un abito da uomo smart che è in grado di scambiare biglietti da visita digitali, sbloccare lo smartphone e interagire con altri dispositivi. Con la nuova Body Compass workout shirt, invece, Samsung consente di monitorare i dati biometrici di chi la indossa, mentre per gli amanti del golf sempre Samsung ha creato una maglietta che si adegua alle condizioni atmosferiche e ai raggi UV.

L’ultimo atto di questa nuova generazione di smart clothes è sicuramente l’iconica Trucker Jacket di Levi’s con Jacquard di Google integrato. In particolare, Levi’s ha inserito alcune funzionalità dell’assistente di Google nel suo capo spalla per permettere a chi lo indossa di interagire con il proprio smartphone, navigare sulle mappe e riprodurre la propria playlist preferita, mimando dei gesti preimpostati sul polsino della giacca.

Tuttavia, prima di lanciare sul mercato la loro collezione di e-textiles e smart clothing, le case di moda che decidono di creare un capo smart devono tenere conto delle molteplici problematiche legali e requisiti normativi applicabili a questi nuovi oggetti del desiderio.

In primis, oltre alla normativa in materia di produzione di prodotti tessili, i brand della moda devono verificare quali sono i requisiti regolatori applicabili alla produzione e vendita di prodotti elettronici (ad esempio, in tema di etichettatura, riciclaggio, sicurezza del prodotto, stoccaggio e trasporto).

Inoltre, anche in tema di protezione dei consumatori, le problematiche legali relative alla garanzia sul prodotto e alla necessità di avere un adeguato supporto post-vendita per la gestione di eventuali prodotti difettosi, resi e rimborsi sono aspetti critici da considerare quando si decide di investire in capi di smart clothing.

Infine, una delle problematiche legali rilevanti per la creazione e il funzionamento di capi di smart clothing è sicuramente quello inerente al trattamento dei dati personali che vengono rilevati tramite tali dispositivi. Infatti, e-textile e smart clothes sono da considerarsi dispositivi elettronici a tutti gli effetti, progettati per comunicare con altri dispositivi connessi e con il corpo di chi li indossa e, per tale ragione, potenziati da una infinità di sensori che raccolgono i dati personali, inclusi quelli biometrici, quali i parametri del corpo durante un’attività fisica (ad esempio, temperatura e frequenza cardiaca).

Per tale ragione, quindi, i brand che rivolgono i propri prodotti innovativi ai clienti europei devono fare i conti con i requisiti previsti dal GDPR, nonché con le eventuali leggi nazionali di adeguamento che ne derivano. A tal fine, è sempre opportuno considerare attentamente quale tipo di dati raccogliere al fine di rispettare i principi e i requisiti stabiliti nel GDPR.

Alle maison è, infatti, richiesto di raccogliere e trattare – per il tempo strettamente necessario – solo i dati personali effettivamente necessari al raggiungimento delle finalità del trattamento, nel rispetto del principio di minimizzazione previsto dall’articolo 5 del GDPR. Non solo, quando le aziende di moda raccolgono e trattano dati personali, queste sono tenute – in virtù del principio di trasparenza – a fornire agli interessati le informazioni sul trattamento dei dati personali effettuato, garantendo agli interessati i diritti e libertà di cui agli articoli 13-21 del GDPR (come, a titolo esemplificativo, il diritto di accesso ai dati, il diritto all’oblio, il diritto alla portabilità, ecc.).

In aggiunta a quanto sopra, laddove gli e-textiles e i capi smart trattino dati biometrici – ossia informazioni relative alle caratteristiche fisiche, fisiologiche o comportamentali di un individuo che consentono l’identificazione univoca di tale individuo – i brand di moda devono adottare ulteriori garanzie. In questo caso, infatti, questi sono tenuti a raccogliere uno specifico consenso e ad adottare ulteriori misure di sicurezza – sia dal punto di vista tecnico che organizzativo – per trattare legittimamente i dati, compresa la redazione di una valutazione di impatto sui diritti e le libertà degli interessati ai sensi dell’articolo 35 del GDPR. Inoltre, eventuali processi di aggregazione e anonimizzazione dei dati raccolti tramite i capi intelligenti sono, di per sé, attività di trattamento dei dati che necessitano di una specifica base giuridica per il trattamento.

Tuttavia, anche se l’uso della tecnologia per creare abiti intelligenti implica molti obblighi legali da rispettare, le persone non desiderano altro che essere alla moda, indossando vestiti intelligenti connessi tramite sensori, in grado di monitorare i loro battiti cardiaci, le condizioni di salute, il livello di stress, o di ricordargli appuntamenti e cose da fare, ascoltare la musica o navigare in rete con una buona dose di stile.

Ecco svelato il motivo per il quale le maison continuano a combinare tecnologia e moda e a riempire le passerelle con abiti che possono riscaldarsi, raffreddarsi, cambiare colore o anche taglia, giocando con il concetto di abbigliamento indossabile, intelligente e connesso.

Su di un simile argomento, è possibile leggere l’articolo “I diritti di proprietà intellettuale nel metaverso: NFT e moda“.