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Il futuro mercato del gioco a distanza in Italia potrebbe subire dei cambiamenti significativi che potrebbero ridisegnare il suo panorama, trasformandolo potenzialmente in un’opportunità esclusiva per pochi operatori, con scoraggianti barriere all’ingresso e aumenti di tasse senza precedenti.

Potenziale aumento del costo delle concessioni per il gioco a distanza e sue conseguenze

Alla fine del 2024, tutte le concessioni per il gioco online scadranno. Pertanto, nei prossimi mesi dovrebbe essere indetto un bando per l’assegnazione di nuove concessioni. I termini di questa gara sono incerti. La legge attuale prevede una bando con un prezzo minimo di 2,5 milioni di euro invece dei 350.000 euro delle gare precedenti. Tuttavia, il Ministero delle Finanze vuole rendere la gara ancora più costosa aumentando il prezzo minimo di offerta a 6 milioni di euro.

Le copriranno copriranno tutti i giochi a distanza, dalle scommesse sportive al poker, dai casinò al bingo, ad eccezione dei gratta e vinci e dei giochi numerici, per i quali i titolari delle concessioni potranno diventare rivenditori. Ma il prezzo rimane estremamente alto se confrontato con i bandi precedenti. Inoltre, non c’è alcuna indicazione che il divieto di pubblicità del gioco cambierà i suoi termini.

Secondo le prime stime del Ministero delle Finanze, questa misura dovrebbe attirare un massimo di 40 operatori, generando entrate per circa 240 milioni di euro.

Il potenziale aumento dell’imposta sulle scommesse sportive a distanza

Oltre alle misure di cui sopra, si sta pensando a un potenziale aumento della tassa sulle scommesse online, che potrebbe passare dal 22% al 26% di GGR, per garantire un gettito aggiuntivo di 70 milioni di euro.

Questa mossa metterà a dura prova i bookmaker italiani in difficoltà, costringendoli ad adeguare le quote delle scommesse, offrendo quindi quote meno competitive nonostante la feroce concorrenza dei bookmaker .COM che beneficiano di oneri fiscali notevolmente inferiori, come il solo 5% di Malta sul GGR.

Regolamentazione dei Punti Vendita Ricariche (PVR)

È prevista anche una “regolarizzazione” dei Punti di Vendita delle Ricariche (PVR) per le scommesse. Questi negozi, compresi gli internet café, vendono solo carte di ricarica per le piattaforme di gioco online, ma in alcuni casi sono gestiti come veri e propri negozi scommesse. Si stima che siano circa 70.000 in tutto il Paese.

Il Ministero delle Finanze prevede di imporre una tassa da 200 a 700 euro agli operatori dei PVR per continuare le loro attività, prevedendo un incasso di circa 35 milioni di euro.

L’impatto sul futuro mercato del gioco a distanza in Italia

L’aumento dei prezzi delle concessioni per il gioco a distanza e dell’aliquota fiscale sulle scommesse sportive, unitamente al divieto di pubblicità del gioco d’azzardo, potrebbe comportare una barriera significativa all’ingresso nel mercato e potrebbe costringere diversi operatori a gestire la propria attività illegalmente con una licenza straniera o a cessare le proprie attività.  In effetti, le stime del Ministero delle Finanze indicano che più della metà degli operatori attuali non parteciperà alla nuova gara.

Se da un lato queste misure rafforzeranno senza dubbio gli operatori più grandi a causa della riduzione della concorrenza locale, dall’altro potrebbero inavvertitamente promuovere la crescita del mercato degli operatori privi di concessione italiana. Alcuni operatori potrebbero ricorrere a fusioni, acquisizioni o addirittura trasformarsi in “skin” legate ad altri titolari di licenza. In effetti, l’attuale regime di licenze italiano consente a un operatore di gestire un numero illimitato di skin sotto la propria licenza, a condizione che i giocatori non abbiano più di un conto per licenza. Tuttavia, poiché le skin non sono titolari di una licenza e i loro operatori non sono sottoposti a controlli KYC, sarà più difficile tracciarle a meno che non venga introdotto un regime più severo anche per loro.

Il mercato del gioco a distanza in Italia si trova a un bivio con grandi opportunità e minacce. Si spera che le forze politiche capiscano che non possono rovinare tutti gli sforzi compiuti negli ultimi 20 anni per creare un mercato fiorente e legale.

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